Perchè
la SIPLO

Le ragioni della associazione

Vorrei ‘comunicare’ almeno qualche indizio di che cosa è la SIPLO, e di che cosa essa intende fare per il futuro: che finalità persegue, che attività svolge per raggiungerle, ‘che senso ha’ nella interpretazione che ne proponiamo, da quando ne portiamo la responsabilità di indirizzo, coordinamento e gestione.
Mi sono chiesto come si potrebbe descrivere, o meglio ancora ‘raccontare’ (che è molto di più, al netto degli eccessi di questi tempi sulle virtù taumaturgiche dello storytelling, in particolare quando lo si pretenda sostitutivo della intrinseca qualità dei contenuti da raccontare) una Associazione quale è la SIPLO.
E mi sono risposto che vi sono sostanzialmente due modalità per farlo.
La prima è quella ‘classica’, utilizzata in particolare in occasioni formali e ‘istituzionali’, e consiste nel richiamare la mission originaria della società, nei termini in cui lo Statuto la consegna come mandato (e la ricorda come impegno da onorare) al Presidente e al Consiglio direttivo della Associazione.
Ciò significherebbe in questo caso ricordare che la SIPLO persegue “la promozione, lo sviluppo e la diffusione della psicologia del lavoro e dell’organizzazione come disciplina scientifica e professionale”: riunendo e rappresentando chiunque operi nelle aree di intervento tipiche di questa disciplina (lavoro, organizzazione, persone) anche indipendentemente dalla qualifica formale di psicologo; promuovendo studi e ricerche; proponendo un codice di etica professionale; costruendo rapporti e praticando scambi con associazioni simili in altri Paesi e con Associazioni scientifiche e professionali diverse nel nostro Paese; promuovendo l’integrazione tra teorie scientifiche e pratiche professionali.
La seconda modalità per ‘comunicare’ la SIPLO, invece, è quella di proporre e argomentare le ‘parole-chiave’ mediante le quali ogni giorno cerchiamo di interpretare la mission assegnata dallo Statuto.
Ciò significa proporre un ‘decalogo’ di termini, a ciascuno dei quali corrisponde uno specifico tipo di attività: che a sua volta rimanda (e questo mi pare abbia una grande capacità evocativa) a uno specifico assunto culturale, valore, ‘modo di intendere’ che esprime la cifra del nostro impegno.

Scorriamole rapidamente, allora, queste dieci parole-chiave:

01. Riconoscere,
riconoscersi

Significa da un lato riconoscere la specificità dello ‘sguardo’, e quindi dell’approccio (sul lavoro, sull’organizzazione e sulle persone che vi operano) che è caratteristico della psicologia del lavoro;

e dall’altro creare e alimentare il senso di appartenenza alla comunità di coloro che adottano tale sguardo e tale approccio, sia come framework interpretativo che come strumento di intervento. Congressi, seminari, momenti formativi, gruppi di lavoro, etc. costituiscono altrettanti ‘mezzi’ a tal fine.

02. Distinguere,
distingersi

Dalla epistemologia sappiamo che uno dei princìpi fondamentali della conoscenza consiste nel ‘fare delle distinzioni’: il che significa in questo caso riconoscere la propria identità ma anche la propria differenza; e il contributo ‘distintivo’ (appunto) che si ritiene di essere in grado di apportare al management e alla consulenza su lavoro, organizzazione e persone, in termini di analisi-diagnosi, ricerca, formazione, intervento.

Ciò avviene sia confrontandosi con i ‘portatori’ di altri sguardi e sensibilità nei momenti seminariali congiunti, sia ‘lavorando su di sé’, e continuando a sviluppare la propria peculiarità nei diversi tipi di intervento.

03. Alimentare

Una comunità scientifica e professionale necessita di ‘nutrimento’ costante: può trattarsi di volta in volta di stimoli culturali, suggestioni, piste di lavoro, indicazioni, indirizzi, linee guida, standard metodologici, informazioni, formazione, occasioni di confronto (congressi, seminari, etc.).

Alimentare la ‘tensione culturale’ di chi opera negli ambiti propri della psicologia del lavoro e dell’organizzazione (ancora una volta: mediante congressi, seminari, gruppi di lavoro, pubblicazioni, etc.) è uno dei compiti che sentiamo di avere nei confronti degli iscritti, ma anche di coloro che iscritti (ancora) non sono.

04. Qualificare

L’alimentazione culturale se da un lato può essere considerata, come indicato al punto precedente, come un fine in sé, auto-consistente, dall’altro lato può altrettanto legittimamente essere considerata come un mezzo, per raggiungere il fine di una sempre maggiore e migliore qualificazione scientifica e professionale di coloro che con diversi ruoli e nei diversi contesti operano negli ambiti ‘tipici’ della professione.

Ecco allora che lo stesso tipo di attività può assumere anche una finalizzazione più specifica.

05. Contaminare, contaminarsi

Il percorso di auto e etero-riconoscimento in precedenza delineato (e quindi di sviluppo identitario che vi corrisponde) si alimenta anche di un confronto aperto e permanente con altre discipline, approcci, ‘sguardi’, metodologie di intervento, al di fuori di qualsiasi difensiva tentazione autarchica.

La SIPLO persegue da tempo intenzionalmente e sistematicamente una strategia di coinvolgimento nella riflessione scientifico-metodologica e professionale di economisti, medici, sociologi, filosofi, giuslavoristi, ingegneri, commercialisti, avvocati, etc.

06. Integrare, integrarsi

Come nei casi precedenti, anche la contaminazione può essere considerata sia come un fine in sé, sia come un mezzo per raggiungere il fine di una efficace integrazione scientifica e professionale con altre sensibilità, professionalità e competenze:

integrazione propedeutica alla costruzione di una risposta sempre più appropriata ai problemi incontrati ‘sul campo’. La contaminazione può quindi produrre in esito esperienze di integrazione (seminari, progetti, attività, etc.).

07. Comunicare

Come si afferma con espressione particolarmente efficace ‘le merci non vanno da sole al mercato’. Ciò significa che occorre che qualcuno ‘le porti’: e renda visibili, ‘pensabili’, ‘domandabili’ i servizi e le prestazioni in questo ambito. E la comunicazione rappresenta uno strumento assolutamente essenziale a tale riguardo.

Per questo, comunicare la psicologia del lavoro e dell’organizzazione, e comunicare il ruolo degli psicologi del lavoro in tale ambito costituiscono componenti essenziali della mission della Associazione: che cerchiamo di sviluppare mediante gli eventi, il sito, le pubblicazioni, gli articoli, le interviste sulla stampa, etc.

08. Valorizzare

‘Ci sono più cose tra il cielo e la terra di quante non ne immagini la nostra filosofia’, e le molteplici e diverse pratiche nelle quali si concretizza già oggi la competenza degli psicologi del lavoro e dell’organizzazione sono ancora troppo poco conosciute e valorizzate rispetto a ciò che meriterebbero.

Per questo motivo, attraverso una comunicazione adeguata (che quindi può essere anche in questo caso concepita sia come un fine in sé che come un mezzo), valorizzare la qualità dell’operato di coloro che con diverso ruolo e nei diversi contesti intervengono in questo ambito, costituisce uno degli elementi chiave nel mandato che sentiamo come nostro.

09. Accompagnare

In particolare per i giovani laureati che intraprendono i primi passi del proprio percorso di sviluppo professionale (nelle aziende private e nella pubblica amministrazione; nelle società di consulenza e nelle associazioni; nell’università; etc.), ma non certo solo per essi, la SIPLO si propone anche per una funzione di supporto e ‘accompagnamento’ (tutorship; mentorship; coaching; counseling) alla socializzazione professionale.

Ciò in coerenza con la riflessione più generale sulla emergenza della funzione di accompagnamento quale risorsa per affrontare le sempre più numerose, lunghe ed incerte fasi di ‘transizione’ che tutti siamo chiamati a sperimentare nel corso della nostra esistenza.

10. Accreditare

In un mercato così ‘debolmente strutturato’ come quello che ci apprestiamo ad affrontare, specularmente cresce anche il bisogno di potere fruire di forme autorevoli di convalida, accreditamento, certificazione delle competenze e delle professionalità in tutti gli ambiti, e quindi anche nell’ambito della psicologia del lavoro e dell’organizzazione.

Per questo motivo, la SIPLO si propone sia come soggetto ‘terzo’ in grado di produrre una forma particolarmente credibile di accreditamento di tutti coloro che operano negli ambiti ‘tipici’, sia come soggetto in grado, per l’Italia, di costituire il riferimento per il conseguimento della certificazione europea ‘Europsy specialized’, e di accompagnare in tale percorso coloro che ne manifestino l’intenzione.

Non sono in grado ancora di sapere se con queste 10 parole-chiave io sia riuscito (come mi proponevo) a rappresentare la mission della SIPLO in modo meno ‘convenzionale’ ma anche più efficace di quanto non avrei potuto fare limitandomi a commentare lo Statuto.

Anche per questo, mi farebbe particolare piacere che chi ha letto queste brevi note decidesse di inviare il proprio feedback al riguardo, scrivendo a presidenza@siplo.org: per continuare la conversazione, e alimentare quel confronto essenziale, tante volte richiamato in precedenza.

E soprattutto decidesse di aderire alla Associazione, per entrare in una relazione ‘costruttiva’ con i temi, le attività e le persone che oggi ne costituiscono il profilo identitario.

Pier Giovanni Bresciani
Presidente SIPLO