PERSONE, LAVORO E ORGANIZZAZIONI AL TEMPO DEL COVID-19 E OLTRE

IL CONTRIBUTO SPECIFICO DELLA PSICOLOGIA DEL LAVORO – CICLO DI INTERVISTE

In una fase storica particolarmente critica come quella attuale, ci è sembrato cruciale mantenere vivi e ‘del livello necessario’ il confronto e la discussione tra le diverse esperienze e visioni (del presente e del futuro) degli psicologi del lavoro che quotidianamente, sul campo, si trovano a dover affrontare una situazione inedita, incerta, indecifrabile, ‘impensabile’.

Abbiamo deciso di farlo parlandone tra noi, anche per comunicare all’esterno, con coloro che si trovano a dover affrontare lo stesso tipo di situazione ma a partire da una prospettiva, disciplinare e professionale, di tipo diverso (operatori sanitari ad esempio; oppure esperti di tecnologie; amministratori pubblici; economisti; statistici; etc).

La modalità con la quale abbiamo deciso di affrontare questo nuovo compito è quella di offrire a questa discussione e questo confronto il contributo del vissuto e della valutazione di alcuni colleghi psicologi del lavoro, collocati in posizioni professionali diverse e che hanno maturato esperienze diverse: nelle aziende, nella pubblica amministrazione, nelle società di consulenza, nelle agenzie di formazione, nell’università, negli istituti di ricerca.

Ritenendo di fare cosa utile (e coerente con il decalogo delle parole chiave con il quale abbiamo cercato di esprimere in modo un poco ‘divergente’ la mission della SIPLO) mettendo poi a disposizione di tutti sul sito dell’associazione il testo di queste interviste.

Ringraziamo particolarmente i nostri colleghi per la disponibilità che ci hanno manifestato, ed auspichiamo che il loro contributo possa generare nuovi interventi che saremo lieti di ospitare sul sito, ma anche e soprattutto nuovi pensieri e nuove azioni, per adesso e per il dopo.

La redazione SIPLO


Intervista 2 – Emanuela Ingusci (Professore Associato dell’Università del Salento)

La pandemia mondiale da COVID-19 ha portato l’Italia a doversi confrontare con un’emergenza mai vissuta finora. Uno degli aspetti che più risentono di tale situazione è il lavoro, non solo dalla prospettiva di ruoli o modalità, ma anche sul piano psicologico con profondi cambiamenti imposti dalle attuali condizioni.

Stiamo vivendo una situazione unica, eccezionale nel suo genere. Qualcuno in questi mesi ha provato a compararla con altre epidemie storicamente note. Ritengo che il confronto possa essere fatto su alcuni aspetti ma non può essere generalizzato né condiviso sul piano culturale e generazionale. Lo scenario attuale vede diverse variabili intrecciarsi tra di loro, anche nel contesto lavorativo e sociale. L’emergenza è stata prima gestita sul piano sanitario, si è purtroppo modificata ed è tuttora affrontata sul piano economico e su quello sciale, con importanti ricadute a medio ed a lungo termine.

Lo psicologo del lavoro ha un ruolo cruciale nella gestione di questa crisi globale. La letteratura evidenzia alcune differenze importanti nella percezione e nel vissuto del lavoro, in un periodo di rapido e profondo cambiamento che, insieme all’incertezza per la propria salute, include anche insicurezza economica, lavorativa e di prospettiva sul futuro. Due sono le prospettive entro cui lo psicologo del lavoro può fornire il suo contributo, come consulente di carriera e come consulente organizzativo.


Dal punto di vista individuale

Recenti studi sul lavoro ai tempi dell’emergenza sanitaria, sottolineano come le debolezze legate all’insicurezza lavorativa siano maggiormente percepite dalle donne e dai lavoratori più giovani; l’insicurezza al lavoro non è solo di tipo contrattuale ma anche è anche legata agli avanzamenti di carriera. Quali sono i fattori protettivi: la famiglia, gli affetti. Tali ricerche lasciano emergere una maggiore soddisfazione lavorativa in chi ha figli e, coerentemente, una maggiore attribuzione del significato del lavoro in chi è coniugato/convivente.

Si evidenziano dunque effetti positivi dello spillover nella direzione famiglia-lavoro, individuando, anzitutto, una forma di supporto emotivo nella famiglia durante un periodo di emergenza e, in secondo luogo, una forma di arricchimento verso il lavoro derivante dal contatto con la famiglia. Questo aspetto deve essere rinforzato in termini di sicurezza e benessere, agendo sulle forme contrattuali che tengano conto delle modalità di lavoro agile, anche a favore delle politiche pro-conciliazione, per una ottimizzazione e miglioramento del lavoro, della relazione tra individuo e lavoro, e del benessere del soggetto.


Prospettiva organizzativa

Il sostegno al lavoratore attraverso le risorse organizzative è un prezioso contributo alla sperimentazione di vissuti positivi e miglioramento in termini di qualità di vita lavorativa (risorse personali, resilienza, ottimismo, speranza), risorse sociali (reti e contatti di colleghi e di superiori), risorse strutturali (aggiornamento delle proprie competenze), nuove modalità di gestire il cambiamento al lavoro.

Il consulente psicologo, interno o esterno all’organizzazione, può essere fondamentale per agevolare il benessere psicologico dei lavoratori e quello organizzativo che mantiene livelli ottimali di salute in una azienda. Lo psicologo si pone infatti, come facilitatore di un nuovo modo di lavorare, attraverso programmi di telelavoro o lavoro agile, con una attenzione ai meccanismi di conciliazione vita-lavoro, attraverso programmi di promozione delle risorse personali per aumentare il rendimento al lavoro e di gestione del cambiamento.

Il ruolo dello psicologo diventa cruciale per accettare il cambiamento, promuovere l’apprendimento di nuove pratiche ed infine essere parte attiva di quel cambiamento organizzativo in cui i lavoratori sono coinvolti.